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Lacrime di coccodrillo

MARCHE NurSind, 09/02/2019

Ancora una volta NurSind si dimostra il sindacato che più di altri sa cogliere il cambiamento. La continua crescita di consenso e iscritti è riferibile indubbiamente alla scelta di non sottoscrivere il CCNL del comparto Sanità, non solo insufficiente a soddisfare i desiderata degli infermieri finanche, in alcuni casi, ad essere in perdita.

E’ di questi giorni un volantino congiunto di CGIL CISL e UIL dove stigmatizzano l'atteggiamento della Regione Marche. Peccato che la stessa sta applicando semplicemente quanto previsto dalla normativa contrattuale in termini di indennità su due e tre turni.

Contratto da LORO STESSI FIRMATO, durante uno sciopero nazionale (del NurSind) a Roma sotto la pioggia battente, mentre I lavoratori rivendicavanoil giusto. A memoria, MAI un contratto è stato firmato durante uno sciopero. Ciò rappresenta un “delitto” sindacale in piena regola.

Difatti il contratto diventa in perdita per il personale turnista, poichè se lo stesso non raggiunge almeno il 20% dei turni mensili in rotazione sui tre turni, perde circa 80/100 euro mensili. Stessa cosa per chi effettua due turni ma con una percentualedel 30%

A titolo esemplificativo un infermiere turnista che lavora 20 giorni in un mese deve fare almeno 4 mattine, 4 pom, e 4 notti. Diversamente perde tutte le indennità di presenza.

Un rinnovo contrattuale meramente politico dove manca sia la crescita professionale sia quella economica.

Siamo certi che manterremo la crescita anche durante questo triennio – conclude il segretario Nursind l’’applicazione contrattuale in toto e il ricambio generazionale farà da traino alla crescita del sindacato infermieristico”

Nursind è pronto a raccogliere la sfida perché siamo convinti che la coerenza paga e gli infermieri stanno maturando sempre più la consapevolezza che è il sindacalismo infermieristico è la strada per dare dignità al proprio lavoro e alla propria professionalità.

Da quì, la decisione di non sottoscrivere il Contratto collettivo, poiché lesivo della nostra dignità di infermieri, sia dal punto di vista economico sia da quello normativo”.

Tanto si doveva,

Coordinamento Regionale Nursind Marche

Donato Mansueto

 

 

 

 


 

direttivo 1 

Si è chiuso a Torino il settimo congresso nazionale del sindacato infermieristico Nursind. 

Attraverso il voto dei 315 delegati provenienti da tutto il territorio nazionale si sono rinnovati gli organi statutari nazionali.

Sono stati eletti alla direzione nazionale: Andrea Bottega di Vicenza (segretario nazionale), Daniele Carbocci di Pisa (segretario amministrativo nazionale), Salvatore Vaccaro di Catania (Vicesegretario nazionale), Romina Iannuzzi di Avellino (Responsabile nazionale per la sanità privata), Stefano Barone di Roma, Donato Cosi di Monza, Amerio Roberto di Torino, Fausta Agostina Pileri di Sassari, Gianluca Altavilla di Pordenone. Su nove componenti, cinque sono di prima nomina. Sono stati eletti i revisori dei conti: Ignazio Curto di Caltanissetta, Maurizio Pelosi di Ascoli-Fermo, Falcone Matteo di Foggia. Infine, per il collegio dei probiviri sono stati eletti: Massimo Latella di Messina, Claudio Cullurà di Arezzo, Di Lalla Flavia Loredana di Pisa.

Una squadra rinnovata nella maggioranza ma nel segno della continuità nelle cariche statutarie - afferma Andrea Bottega segretario nazionale dal 2008 - e sopratutto della continuità nella linea di azione sindacale. Molti sono stati i candidati che si sono presentati, segno di una elevata volontà di partecipazione alla costruzione della casa comune degli infermieri.”

Dai lavori congressuali, infatti, è emersa la consapevolezza di un sindacato in forte crescita che conferma sempre più la primazia nella rappresentanza sindacale di categoria, la convinzione sempre più profonda di aver fatto la scelta giusta nel non firmare il CCNL 2016/2018, la necessità di un maggiore impegno per l’adeguamento delle dotazioni organiche, la tutela della dignità del lavoro professionale nell’ambito privato e delle cooperative, la valorizzazione dello specifico professionale nell’organizzazione del lavoro per una maggiore qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.


 

 

COMUNICATO NURSIND3

NON FIRMIAMOMC

Premessa

Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)

 

Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)

 

Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.

 

Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.

 

Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.

 

E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.

 

Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.

 

Infine ci interesseremo delle consulenze.

 

Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.

 

LE DIECI DOMANDE

1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenzasul sito Ipasvi?

 

2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?

 

3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?

 

4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?

 

5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?

 

6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?

 

7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?

 

8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?

 

9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?

 

10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?

- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4596/le-dieci-domande-alla-federazione-dei-collegi-ipasvi/#sthash.DT10KVwk.dpuf

Premessa

Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)

Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)

Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.

Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.

Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.

E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.

Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.

Infine ci interesseremo delle consulenze.

Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.

LE DIECI DOMANDE

1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenzasul sito Ipasvi?

2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?

3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?

4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?

5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?

6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?

7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?

8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?

9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?

10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?

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Premessa

Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)

 

Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)

 

Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.

 

Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.

 

Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.

 

E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.

 

Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.

 

Infine ci interesseremo delle consulenze.

 

Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.

 

LE DIECI DOMANDE

1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenzasul sito Ipasvi?

 

2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?

 

3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?

 

4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?

 

5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?

 

6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?q

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7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?

 

8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?

 

9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?

 

10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?

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Premessa

Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)

Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)

Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.

Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.

Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.

E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.

Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.

Infine ci interesseremo delle consulenze.

Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.

LE DIECI DOMANDE

1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenzasul sito Ipasvi?

2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?

3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?

4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?

5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?

6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?

7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?

8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?

9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?

10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?

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Alla Cortese attenzione del 

Presidente Consiglio dei Ministri

Ministro della Funzione Pubblica

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Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato

Infermieristico.

Gentile Presidente, Onorevole Ministro,

in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.

1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.

2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).

3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).

4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.

5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.

6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.

Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.

Grazie per l’attenzione.

Il Segretario Nazionale NurSind

Dr. Andrea Bottega

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Alla Cortese attenzione del 

Presidente Consiglio dei Ministri

Ministro della Funzione Pubblica

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato

Infermieristico.

Gentile Presidente, Onorevole Ministro,

in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.

1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.

2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).

3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).

4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.

5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.

6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.

Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.

Grazie per l’attenzione.

Il Segretario Nazionale NurSind

Dr. Andrea Bottega

- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4462/nursind-risponde-alla-lettera-aperta-di-renzi-ai-dipendenti-pubblici/#sthash.6ruemlX2.dpuf

Presidente Consiglio dei Ministri

Ministro della Funzione Pubblica

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Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato

Infermieristico.

Gentile Presidente, Onorevole Ministro,

in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.

1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.

2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).

3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).

4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.

5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.

6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.

Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.

Grazie per l’attenzione.

Il Segretario Nazionale NurSind

Dr. Andrea Bottega

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