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Guida Completa a Malattia 2025, Visite Fiscali e Controlli Multipli per dipendenti pubblici- Infermieri, OSS & Co


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La famiglia del Nursind piange Donato Carrara, ex segretario nazionale del sindacato, ma soprattutto uno dei suoi fondatori.
È venuto a mancare ieri, primo maggio, giorno dedicato a tutti i lavoratori, inclusi gli infermieri per i quali ha lottato tanto. Con i suoi solidi principi e la sua rettitudine, Donato ha saputo indicarci la strada. Per chi come me ha avuto l'onore non solo di conoscerlo, ma anche di lavorare al suo fianco, è stato un punto di riferimento.
Con lui abbiamo tracciato percorsi e fissato obiettivi di promozione e tutela di una professione chiave per il Ssn.
La sua tenacia e determinazione sono un lascito imperituro: ci ha insegnato a lottare per i traguardi in cui credevamo.
Proprio lui - e in questo ha fatto da apripista - che ha dovuto battersi persino per farsi accettare come infermiere negli anni in cui questo lavoro era esclusivo appannaggio delle donne. L'ultima prova è stata la malattia, stavolta sperimentata sulla sua persona, che purtroppo se l'é portato via a soli 68 anni. Un'ultima sfida che ha affrontato con coraggio e decisione. Di Donato ci resteranno tanti bei ricordi, momenti emozionanti vissuti insieme. Adesso il Nursind, anche se più solo senza di lui, non smetterà di andare avanti nel solco che ha tracciato.
Ciao Donato
Andrea Bottega





MOBILITA' AST MACERATA

In questo spazio avrete la possibilità di inserire i vostri annunci relativi alla mobilità (scambio alla pari), all'interno dell'AST Macerata. Lo scopo esclusivo di questa pagina è quello di mettere in contatto due persone interessate a scambiarsi il posto di lavoro, poi ci si dovrà rivolgere al Servizio Personale/Professioni Sanitarie.
Dopo aver compilato il form, i dati verranno inviati all'amministratore del sito www.nursindmacerata.it, che provvederà a pubblicarli nel più breve tempo possibile. Il numero di telefono verrà comunicato esclusivamente previa autorizzazione.
Il messaggio verrà cancellato automaticamente dopo 1 anno o su richiesta dell'interessato.
https://forms.gle/R17JWvUCCT4aFwp6A
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NOVITA' ASSICURAZIONE PROFESSIONALE

https://www.nursind.howdengroup.com/
Da oggi è attiva la piattaforma dell'assicurazione su cui fare tutte le pratiche per il rinnovo per i libero professionisti e le polizze ad adesione volontaria
Vale anche per gli iscritti del pubblico per scaricare il certificato il link che a breve sarà inserito sul sito nursind nazionale è il seguente
https://www.nursind.howdengroup.com/
Manuale operativo per HOWDENGROUP
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Come poter scaricare autonomamente il certificato di iscrizione Nursind:
https://www.nursind.it/p144_area-iscritti.html
Accedi nella tua Area Personale, registrati e scarica in autonomia il tuo certificato di iscrizione
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07 Dicembre 2022
NUOVO DIRETTIVO NAZIONALE 2022

Infermieri, Congresso Nursind conferma Bottega segretario
Roma, 7 dicembre - Si è chiuso oggi a Roma l’VIII Congresso nazionale del Nursind con lo slogan “Nursind, una storia piena di futuro”. Il segretario uscente, Andrea Bottega, è stato riconfermato all’unanimità alla guida del sindacato. L’investitura è arrivata dagli oltre 350 delegati riuniti nella Capitale al termine di una tre giorni intensa di approfondimenti. Insieme al segretario sono stati rieletti il vicesegretario Salvatore Vaccaro (Sicilia), il segretario amministrativo Daniele Carbocci (Toscana) e gli altri cinque membri del direttivo nazionale uscente: Stefano Barone per il Lazio, Romina Iannuzzi per la Campania, Donato Cosi per la Lombardia, Fausta Agostina Pileri per la Sardegna e Gianluca Altavilla per il Friuli Venezia Giulia. Entra a far parte dell’organismo statutario, inoltre, Vincenzo Marrarri della regione Calabria.
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Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)
Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.
Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.
Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.
E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.
Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.
Infine ci interesseremo delle consulenze.
Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.
LE DIECI DOMANDE
1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenza” sul sito Ipasvi?
2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?
3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?
4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?
5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?
6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?
7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?
8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?
9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?
10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?
- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4596/le-dieci-domande-alla-federazione-dei-collegi-ipasvi/#sthash.DT10KVwk.dpufPremessa
Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)
Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)
Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.
Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.
Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.
E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.
Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.
Infine ci interesseremo delle consulenze.
Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.
LE DIECI DOMANDE
1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenza” sul sito Ipasvi?
2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?
3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?
4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?
5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?
6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?
7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?
8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?
9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?
10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?
- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4596/le-dieci-domande-alla-federazione-dei-collegi-ipasvi/#sthash.DT10KVwk.dpufPremessa
Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)
Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)
Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.
Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.
Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.
E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.
Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.
Infine ci interesseremo delle consulenze.
Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.
LE DIECI DOMANDE
1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenza” sul sito Ipasvi?
2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?
3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?
4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?
5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?
6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?q
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7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?
8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?
9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?
10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?
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Le questioni che andiamo a porre sono inerenti informazioni che dovrebbero essere presenti, per legge, sul sito web della Federazione Ipasvi. Sono ormai anni che tutte le pubbliche amministrazioni hanno attivato, ben visibile sui propri siti, la sezione “Trasparenza” dove sono riportate sempre più informazioni. Per rimanere a quelle di ambito sanitario troviamo i curricula dei dirigenti e delle posizioni organizzative, le retribuzioni dei dirigenti (oggi anche quelli della libera professione intramuraria, cioè soldi privati) e delle posizioni organizzative e i dati sulle assenze. Da circa un anno pubblicano anche molti altri dati. Questi dati, ci dice la legge sono “pubblici” e chiunque ha diritto di conoscerli, di “utilizzarli e di riutilizzarli” per attuare “un nuovo tipo di controllo sociale” e per superare “aree di opacità nell'operato della Pubblica Amministrazione” (CLICCA)
Se fossimo medici, ma non lo siamo, queste domande non sarebbero state poste. La Federazione degli ordini dei medici infatti ha reso disponibili a tutti questi dati attivando la sezione trasparenza sul proprio sito (CLICCA)
Dei medici sappiamo quindi che l’indennità di carica percepita dal presidente della Federazione nazionale era di 6194 euro mensili lordi prima dell’elezione a senatore del presidente (dopo, apprendiamo sempre dal sito, ha rinunciato all’indennità), il vicepresidente, il segretario e il tesoriere 3441 euro lordi mensili. Questi dati non sono disponibili invece per la Federazione Ipasvi.
Cerchiamo allora di avere risposte pubbliche lavorando sui pochi – rispetto agli altri enti e aziende pubbliche – dati disponibili, concentrandoci su alcuni di essi. Qualcuno ci perdonerà se non utilizzeremo un linguaggio tecnico: siamo infermieri infatti, e non economisti e commercialisti.
Nel bilancio di previsione 2014 – le cifre sono similari per tutto il triennio – troviamo che sono stanziati per gli “organi dell’ente” per quanto riguarda i “gettoni, trasferte e indennità di funzione istituzionale” 385 mila euro più 170 mila euro di rimborsi spese, l’anno precedente i gettoni erano di 420 mila e i rimborsi spese di 150 mila. Per completare il triennio – rimangono in carica tre anni infatti – anche il 2012 è allineato alle cifre riportate.
E’ una cifra enorme di cui deve dare conto visto che è decisamente superiore al funzionamento previsto per la Federazione degli ordini dei medici con un’aggravante: i componenti del Comitato degli infermieri sono meno della metà dell’organo dei medici. Chiederemo quindi conto di come sono stati suddivisi questi soldi nel triennio.
Un’altra voce che ci interessa approfondire sono i “progetti obiettivo” (800 mila euro nel 2012, 1.350.000 euro nel 2013 e 1.250.000 per il 2014). Sono, nel triennio, 3 milioni e 400 mila euro per “progetti obiettivo”. Di solito vengono impiegati per retribuire “risorse umane”. A chi è andata e cosa ha prodotto questa massa enorme di denaro è interesse di tutti gli infermieri.
Infine ci interesseremo delle consulenze.
Contestualmente a queste dieci domande pubbliche chiederemo, sugli stessi argomenti, l’accesso agli atti dovuto per legge nella persona del segretario nazionale di questo sindacato. Confidiamo comunque in una risposta pubblica o, comunque, nella pubblicazione degli atti sul sito web della Federazione.
LE DIECI DOMANDE
1) Perché, diversamente dalla Federazione dei medici, non è stata attivata la sezione “Trasparenza” sul sito Ipasvi?
2) Quali e quanti sono stati i redditi, comunque chiamati, – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Comitato centrale: Annalisa Silvestro (presidente), Gennaro Rocco (vicepresidente), Barbara Mangiacavalli (segretaria), Franco Vallicella (tesoriere), Beatrice Mazzoleni, Ciro Carbone e Maria Adele Schirru?
3) Quali e quanti sono stati i redditi – da attività ordinistica – nel corso dell’ultimo triennio dei componenti del Collegio dei revisori dei conti: Pierpaolo Pateri (presidente), Maria Grazia Bedetti, Salvatore Occhipinti e Irene Rosini?
4) Sono previsti altri benefits (uso auto personale, carta di credito ecc.) per i componenti del Comitato centrale e del Collegio dei revisori?
5) Come sono stati impiegati i soldi dei “progetti obiettivo” e quali risultati hanno ottenuto?
6) Quali sono le persone che ci hanno lavorato e, eventualmente, quanto hanno percepito per il lavoro svolto nell’ultimo triennio per i “progetti obiettivo”?
7) Chi sono, quanti sono e cosa fanno i consulenti della Federazione?
8) Come sono stati scelti (procedure selettive?) e quanto percepiscono i consulenti della Federazione?
9) Come sono stati scelti (procedura selettiva?) e se nel corso dell’ultimo triennio hanno percepito un compenso, comunque denominato, i “consulenti e collaboratori” della Rivista “L’Infermiere” che risultano presenti nel sito: Laura D’Addio, Alberto Dal Molin, Immacolata Dall’Oglio, Annamaria Ferraresi, Silvestro Giannantonio, Rita Maricchio, Michele Musso, Marina Vanzetta?
10) Quanti e quali sono i gruppi di lavoro istituiti e, se i componenti percepiscono un compenso comunque denominato, quale è il suo ammontare?
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Presidente Consiglio dei Ministri
Ministro della Funzione Pubblica
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato
Infermieristico.
Gentile Presidente, Onorevole Ministro,
in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.
2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).
3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).
4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.
5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.
6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.
Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.
Grazie per l’attenzione.
Il Segretario Nazionale NurSind
Dr. Andrea Bottega
- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4462/nursind-risponde-alla-lettera-aperta-di-renzi-ai-dipendenti-pubblici/#sthash.6ruemlX2.dpufAlla Cortese attenzione del
Presidente Consiglio dei Ministri
Ministro della Funzione Pubblica
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato
Infermieristico.
Gentile Presidente, Onorevole Ministro,
in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.
2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).
3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).
4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.
5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.
6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.
Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.
Grazie per l’attenzione.
Il Segretario Nazionale NurSind
Dr. Andrea Bottega
- See more at: http://www.infermieristicamente.it/articolo/4462/nursind-risponde-alla-lettera-aperta-di-renzi-ai-dipendenti-pubblici/#sthash.6ruemlX2.dpufPresidente Consiglio dei Ministri
Ministro della Funzione Pubblica
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Oggetto: Risposta lettera aperta dipendenti pubblici. Proposte da parte del Sindacato
Infermieristico.
Gentile Presidente, Onorevole Ministro,
in qualità di sindacato rappresentativo nel pubblico impiego per la categoria infermieristica, desideriamo dare il nostro contributo, come da Lei richiesto, alla discussione sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
1. Non è possibile alcuna riforma senza una leva motivazionale per i dipendenti pubblici. La situazione infermieristica in Italia vede un crescente malessere derivante dal blocco del turn over (molte realtà sopportano carichi di lavoro oltre il dovuto; si veda la nota situazione dei pronto soccorso e di molte corsie di degenza), dal mancato riconoscimento del lavoro usurante (come sarà possibile lavorare a turno 10 ore di notte fino a 67 anni?), dalla difficoltà di conciliare i tempi lavoro con i tempi di vita, dal blocco stipendiale (1.500 euro al mese con notti e feste lavorate), dalle crescenti mansioni e responsabilità senza alcun premio per tale attività (non possibile nemmeno con risorse dei fondi aziendali per il blocco contrattuale), dalle continue riorganizzazioni che penalizzano le dotazioni organiche. Se non sarà data una disponibilità economica a incentivare il cambiamento nutriamo forti dubbi che si possa avere collaborazione da parte del personale per riformare il SSN. Senzal’appoggio dei lavoratori – che continuano a essere additati come fannulloni– difficilmente si riuscirà di cambiare verso. Ricordiamo ancora il fallimento della riforma Brunetta dove del bastone e la carota è rimasto solo il bastone.
2. Ricambio generazionale. Abbiamo già inviato la nostra proposta al Ministro della Funzione Pubblica e al Ministro della Salute. Agevolare il ricambio darebbe altresì risposta al nuovo fenomeno della disoccupazione infermieristica (circa 30.000 unità che stanno emigrando per trovare lavoro; i concorsi pubblici banditi per 1 posto vedono una media di 4.000 partecipanti).
3. Mobilità. Abbiamo chiesto più volte anche con manifestazioni sotto i palazzi delle Regioni (principalmente del sud Italia) di sbloccare la mobilità. Gli infermieri del sud sono stati costretti a spostarsi nelle regioni senza piano di rientro per trovare lavoro e gradirebbero tornare nel paese d’origine. Oggi la norma contrattuale dà la possibilità di chiedere la mobilità ma la legge (Dlgs 165/2001 come modificato dalla riforma Brunetta) prevede il nulla osta anche dell’azienda cedente. Occorre trovare il modo di favorire e agevolare la mobilità. Anche un’unificazione dell’inquadramento a livello contrattuale tra i vari comparti favorirebbe la mobilità (per es. oggi il comparto sanità vede l’infermiere inquadrato in categoria D mentre nel comparto enti locali in categoria C e ciò non consente la mobilità intercompartimentale).
4. Conciliazione dei tempi di vita e part time. Abbiamo dovuto fare lotte presso i tribunali per opporci all’indiscriminato utilizzo della possibilità normativa di revoca unilaterale del part time. La nostra categoria è composta per l’80% da donne che in molti casi gradirebbero ridurre l’orario di lavoro per accudire i figli. Incentivare l’istituto del part time significa fare qualcosa di concretamente vero per la piena occupazione femminile.
5. Asili nido. In molte aziende, proprio perché l’80% della categoria è donna, abbiamo proposto l’apertura di un asilo nido con orari che consentano anche a chi lavora sulle 24 ore di poter gestire i carichi familiari. La famiglia tradizionale è in crisi e molte colleghe trovano ormai lavoro al di fuori della provincia di residenza senza poter contare nel supporto dei nonni. È quanto mai necessario pensare a degli asili nido aziendali con orari legati alla turnistica presente in azienda.
6. No tagli all’assistenza diretta. In sanità sono possibili riorganizzazioni per effettuare economie di scala ma riteniamo che tali economie non debbano essere fatte facendo ricadere il costo sui cittadini. Si può ottimizzare tutto l’apparato tecnico-amministrativo ma mettere mano agli organici già ridotti del personale che svolge assistenza diretta significa chiedere ai parenti del malato di colmare il deficit di assistenza con risorse proprie. Le proposte non mancano. Si possono unificare a livello provinciale o sovra provinciale alcuni dipartimenti di laboratorio analisi o di anatomia patologica o microbiologia, ciò permetterebbe un’economia di scala sul materiale e sul personale e migliorerebbe la ricerca e nello stesso tempo non comporterebbe alcun disagio per i cittadini. Anche la teleradiologia risolverebbe molti problemi di attesa del referto.
Desideriamo infine far presente che gli infermieri pubblici dipendenti si trovano a esercitare in modo esclusivo la propria professione per la PA garantendo a proprie spese l’iscrizione annuale all’albo professionale, la formazione continua in medicina (ECM) e l’assicurazione RC per la colpa grave. Ricordiamo che dal 2010, e non sappiamo fino a quando, vige il blocco stipendiale con conseguenze sulla retribuzione e sul futuro trattamento pensionistico e che la nostra produttività è tassata interamente e non defiscalizzata al 10% come nel lavoro privato.
Grazie per l’attenzione.
Il Segretario Nazionale NurSind
Dr. Andrea Bottega
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Guida Completa a Malattia 2025, Visite Fiscali e Controlli Multipli per dipendenti pubblici- Infermieri, OSS & Co
Ecco il riepilogo sulle fasce orarie per le visite fiscali dei dipendenti pubblici nel 2025, con tutte le regole e le eventuali sanzioni in caso di assenza ai controlli.
L’anno scorso ha segnato un punto di svolta significativo nella gestione delle assenze per malattia dei lavoratori dipendenti. Ora, le regole per i controlli sulle malattie sono uniformi tra settore pubblico e privato. Questa novità mira a rendere più equa e trasparente la gestione delle assenze dal lavoro.
Il cambiamento è stato innescato dalla sentenza n. 16305/2023 del TAR del Lazio, emessa il 3 novembre 2023. Questa decisione ha imposto all’INPS di rivedere le sue procedure di controllo, portando all’introduzione di nuove fasce di reperibilità tramite il messaggio n. 4640 del 22 dicembre 2023.
Vediamo ora quali sono gli orari previsti per il 2025, quali regole devono essere rispettate e quali conseguenze attendono chi non si attiene agli obblighi.
Le fasce orarie per le visite fiscali dei dipendenti pubblici nel 2025
Le fasce orarie per le visite fiscali dei dipendenti pubblici hanno subito un cambiamento significativo. Dal 2024, gli orari di reperibilità per malattia sono stati unificati per settore pubblico e privato. Ciò significa che i controlli possono avvenire 7 giorni su 7, inclusi fine settimana e giorni festivi, assicurando una supervisione costante delle assenze per motivi di salute.
Le fasce orarie attuali per i dipendenti pubblici nel 2025 sono le seguenti:
- Mattina: dalle 10:00 alle 12:00 (prima erano 9:00 – 13:00)
- Pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:00 (prima erano 15:00 – 18:00)
Questa modifica ha ridotto l’intervallo di tempo in cui il lavoratore deve essere reperibile, mirando ad armonizzare le procedure di controllo e a renderle più efficienti.
Che cos’è la visita fiscale?
La visita fiscale è un controllo medico che l’INPS può disporre direttamente a casa del lavoratore in malattia. Serve a verificare lo stato di salute e la reale impossibilità di svolgere l’attività lavorativa. Questi accertamenti possono riguardare sia i dipendenti pubblici che quelli privati, e possono essere richiesti dal datore di lavoro o dall’INPS stesso.
Quando un lavoratore è in malattia, è obbligato a rispettare precise fasce orarie di reperibilità. Durante questi orari, deve essere presente al proprio domicilio per permettere al medico di effettuare il controllo.
Fino al 2023, le regole per le visite fiscali erano differenziate: il D.lgs. n. 165/2001 si applicava al settore pubblico, mentre il D.lgs. n. 81/2015 a quello privato, il tutto integrato dai regolamenti INPS. Tuttavia, come già accennato, una sentenza del TAR del Lazio ha imposto all’INPS di unificare le modalità di controllo, introducendo nuove fasce di reperibilità uniformate.
Lo scopo principale della visita fiscale è chiaro: prevenire abusi e assicurarsi che ogni assenza dal lavoro sia effettivamente giustificata da ragioni di salute.
Posso Uscire di Casa Durante la Malattia? Regole e Limiti
Se ti stai chiedendo se sia possibile uscire di casa quando sei in malattia, la risposta è sì, ma con precise limitazioni.
Durante il periodo di malattia, puoi assentarti dalla tua abitazione, a patto di rispettare gli obblighi stabiliti dall’INPS. In particolare, devi:
- Evitare qualsiasi comportamento che possa aggravare la tua condizione di salute.
- Non compiere azioni che possano ritardare la tua guarigione.
È quindi un falso mito che tu debba rimanere confinato in casa per l’intera giornata quando sei in malattia. L’unico vero obbligo è essere presente al tuo domicilio negli orari prestabiliti per le visite fiscali dell’INPS ( Mattina: dalle 10:00 alle 12:00 e Pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:00 ).
Questi intervalli di tempo sono noti come “fasce di reperibilità”, ovvero le finestre orarie in cui un medico può effettuare un controllo per verificare il tuo stato di salute.
In sintesi, puoi uscire durante la malattia, ma solo al di fuori delle fasce di reperibilità e sempre con la massima attenzione a non compromettere il tuo recupero.
Cos’è l’Obbligo di Reperibilità in Caso di Malattia?
L’obbligo di reperibilità in malattia è cruciale per assicurare che i controlli sulla salute dei lavoratori si svolgano senza intoppi.
Quando sei in malattia, devi essere reperibile a casa negli orari fissati dall’INPS. Questo permette al medico incaricato di effettuare eventuali visite di controllo al tuo domicilio dichiarato.
Ciò significa che malattia e reperibilità sono strettamente connesse: durante le fasce orarie previste, devi rispondere prontamente alla visita fiscale e farti trovare nel luogo indicato.
L’obbligo di reperibilità in malattia ha una duplice funzione:
- Ti tutela come lavoratore, garantendo che il periodo di malattia sia rispettato e serva effettivamente alla tua guarigione.
- Garantisce il diritto del datore di lavoro di verificare la legittimità dell’assenza e che il processo di guarigione proceda regolarmente.
In sintesi, anche se puoi uscire al di fuori delle fasce orarie di controllo, quando vige l’obbligo di reperibilità, devi rimanere a casa e farti trovare disponibile per la visita fiscale.
Come Segnalare l’Assenza per Malattia all’INPS
Quando ti ammali, la prima cosa da fare è contattare immediatamente il tuo medico. Sarà lui a rilasciarti il certificato di malattia telematico.
Questo certificato viene trasmesso direttamente all’INPS. Per te, significa che non dovrai inviare una copia al tuo datore di lavoro. Ti basterà fornirgli il numero di protocollo del certificato.
Quando Arriva il Medico Fiscale?
Non c’è un tempo preciso per l’arrivo del medico fiscale. La tempistica della visita dipende da diversi fattori, inclusa la disponibilità dei medici INPS e l’eventuale richiesta di controllo da parte del datore di lavoro.
La visita può essere disposta sia direttamente dall’INPS sia su richiesta del datore di lavoro. In ogni caso, avviene sempre nel rispetto delle fasce orarie di reperibilità stabilite dalla normativa.
Di conseguenza, non puoi sapere con certezza se e quando arriverà il medico fiscale. Per questo motivo, è fondamentale che tu rimanga a disposizione durante gli orari stabiliti, così da evitare sanzioni in caso di assenza ingiustificata dal domicilio che hai comunicato.
Malattia: Si Può Uscire la Sera?
Se ti stai chiedendo se puoi uscire la sera mentre sei in malattia, la risposta è sì, fuori dalle fasce orarie stabilite per la visita fiscale non ci sono restrizioni legali. Durante gli orari di reperibilità, invece, devi rimanere nel domicilio dichiarato per eventuali controlli.
Tuttavia, è fondamentale considerare che se la tua uscita compromette la guarigione o è incompatibile con la patologia dichiarata, potresti incorrere in conseguenze. Ad esempio, se sei in malattia per un grave problema alla schiena e vieni sorpreso a sollevare pesi o fare attività fisica intensa, l’azienda potrebbe contestarti questo comportamento.
Un altro dubbio comune è: “Se la mia malattia finisce venerdì, posso uscire sabato?” La risposta è sì. Una volta terminato il periodo di malattia certificato, non sei più soggetto alle regole di reperibilità. L’unica eccezione è se ricevi una nuova certificazione di malattia che prolunga la tua assenza dal lavoro; in quel caso, le regole di reperibilità rientrerebbero in vigore.
Posso Uscire per una Visita Medica Se Sono in Malattia?
La legge ti offre la possibilità di giustificare un’assenza alla visita fiscale invocando un “giustificato motivo.” È importante sapere, però, che la normativa non elenca in modo preciso quali siano questi motivi.
Secondo la giurisprudenza, un giustificato motivo sussiste solo se l’evento che ha causato la tua assenza era imprevedibile e ti ha impedito di rimanere al domicilio dichiarato.
Se durante il periodo di malattia hai la necessità di uscire per una visita medica urgente che rientra nel tuo percorso di cura e l’appuntamento cade durante le fasce di reperibilità, è fondamentale che tu conservi tutte le prove che possano giustificare la tua assenza. Questo include la prenotazione della visita, il referto medico o qualsiasi altro documento che dimostri l’urgenza e la necessità di quell’appuntamento.
Controlli INPS per Malattia: Anche Sabato, Domenica e Festivi?
Sì, gli orari della visita fiscale rimangono invariati anche durante il fine settimana e i giorni festivi, inclusi quelli infrasettimanali. Non c’è alcuna differenza tra giorni feriali e non lavorativi: se il certificato medico copre un giorno festivo, il medico fiscale può presentarsi per il controllo.
La normativa non fa alcuna distinzione tra i giorni della settimana per quanto riguarda l’orario delle visite fiscali. Pertanto, i controlli INPS per malattia di sabato e domenica sono del tutto regolari. L’unico requisito è che la malattia sia regolarmente certificata e che la copertura includa anche quei giorni.
Quando non è prevista la visita fiscale?
Alcuni lavoratori sono esonerati dal dover rispettare le fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale. Questo accade in presenza di patologie più gravi.
Secondo il D.M. 11 gennaio 2016, non sei tenuto a osservare le fasce di reperibilità se la tua assenza è dovuta a specifiche condizioni. In quali casi la visita fiscale non è prevista?
Se rientri in una delle seguenti situazioni:
- Hai patologie gravi che richiedono terapie salvavita, purché siano correttamente certificate.
- Presenti uno stato patologico legato o derivante da un’invalidità riconosciuta, che ha comportato una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 67%
Ci sono dei casi in cui, anche se sei a casa da lavoro, non ti possono essere fatte delle visite fiscali di controllo. È questo il caso degli infortuni sul lavoro. In questi ultimi casi, infatti, le indennità sono trattate dall’INAIL, e quindi l’INPS non ha la competenza per mandare uno dei suoi medici a verificare il tuo stato.
Attenzione però, l’INAIL può comunque chiamarti in una delle sue sedi per i dovuti accertamenti riguardo il tuo stato psico-fisico.
Mancato Rispetto degli Orari di Reperibilità in Malattia: Le Conseguenze
Cosa accade se non rispetti gli orari di reperibilità durante la malattia?
Se il medico fiscale non ti trova a casa durante la visita, l’INPS ti invita a presentarti per un controllo ambulatoriale presso i loro uffici in una data specifica. Il tuo datore di lavoro viene inoltre informato della tua assenza.
Se l’assenza non è giustificata da motivi validi (come una visita medica urgente o accertamenti specialistici improrogabili), le conseguenze possono essere significative:
- Prima assenza: Perdi l’indennità economica per i primi dieci giorni di malattia.
- Seconda assenza ingiustificata: Oltre alla sanzione precedente, l’indennità economica viene ridotta del 50% per il periodo di malattia rimanente.
- Terza assenza ingiustificata: L’INPS interrompe completamente l’indennità economica a partire da quel momento e fino alla fine del periodo di malattia.
- In base al tuo contratto collettivo, potresti incorrere anche in sanzioni disciplinari.
Le sanzioni si applicano non solo in caso di assenza fisica, ma anche se sei a casa ma non collabori o ostacoli lo svolgimento della visita fiscale.
Chi Richiede la Visita Fiscale?
Non c’è un modo certo per sapere chi ha richiesto la visita fiscale quando sei in malattia.
Spesso, il controllo viene attivato direttamente dall’INPS. L’Istituto esegue verifiche periodiche per assicurarsi che la malattia sia effettiva e che tu abbia diritto all’indennità. Fa tutto parte di una procedura standard prevista dalla normativa.
Tuttavia, la visita fiscale può anche essere richiesta dal datore di lavoro, che ha il diritto di verificare l’effettiva assenza per malattia del proprio dipendente.
Quindi, se ti domandi chi manda la visita fiscale, la risposta è che la gestione avviene sempre tramite l’INPS, che coordina le verifiche sia su propria iniziativa che in collaborazione con l’azienda, garantendo il rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori.
Cosa Succede Se Non Senti il Campanello Durante la Visita Fiscale?
Purtroppo, se non senti il campanello del medico fiscale, è come se fossi assente.
La giurisprudenza è molto chiara su questo punto: il lavoratore in malattia ha l’obbligo di adottare ogni accorgimento necessario per garantire l’effettuazione del controllo. Le fasce di reperibilità sono limitate a poche ore al giorno, quindi devi assicurarti di essere sempre disponibile per la visita.
Motivazioni come “non ho sentito il campanello” o “stavo dormendo” durante l’orario di controllo non sono considerate giustificazioni valide. Spesso vengono interpretate come scuse e non ti esonerano da eventuali sanzioni.
L’unica eccezione riconosciuta è il “giustificato motivo”, come ad esempio una visita medica urgente che non potevi programmare al di fuori delle fasce di reperibilità. In questi casi, però, dovrai essere in grado di fornire documenti che attestino l’assenza e giustifichino il mancato controllo.
Visita Fiscale: Quali Sono i Motivi Validi per un’Assenza Giustificata?
Non essere presente alla visita fiscale non porta automaticamente a sanzioni. L’importante è riuscire a dimostrare un motivo valido che giustifichi la tua assenza.
Tra le giustificazioni che vengono generalmente accettate rientrano:
- Emergenze o necessità mediche comprovate: Ad esempio, ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici urgenti, o qualsiasi impedimento di salute grave che ti renda impossibile essere a casa.
- Visite mediche o trattamenti sanitari urgenti: Se l’appuntamento è fissato proprio negli orari di reperibilità, a condizione che tu lo possa documentare adeguatamente.
- Gravi motivi personali o familiari: Anche questi devono essere sempre supportati da certificazioni appropriate.
Per evitare conseguenze negative, devi presentare un documento ufficiale che attesti l’impedimento e dimostri la legittimità della tua assenza.
INPS: Come Comunicare Spostamenti Durante la Malattia
Se durante un periodo di malattia hai bisogno di cambiare temporaneamente il tuo domicilio, è obbligatorio comunicarlo all’INPS.
Non farlo potrebbe causare gravi problemi, come risultare assente a una visita fiscale. Questo ti esporrebbe al rischio di perdere, in parte o del tutto, l’indennità di malattia.
Che tu debba spostarti in un’altra città, soggiornare da parenti o amici, o avvicinarti a un centro di cura, devi segnalare il cambio dell’indirizzo di reperibilità. Questo passaggio è fondamentale per evitare sanzioni e assicurare la regolarità del tuo periodo di malattia.
Come Aggiornare l’Indirizzo di Reperibilità per le Visite Fiscali
Puoi comunicare il cambio dell’indirizzo di reperibilità direttamente attraverso il sito web dell’INPS. Questa è l’unica via per evitare potenziali sanzioni o il mancato riconoscimento della tua malattia.
Non si tratta di comunicare una visita specialistica specifica, ma proprio il nuovo indirizzo dove sarai reperibile per tutta la durata della malattia. Puoi farlo in autonomia, accedendo al portale online dell’INPS.
Seguire questa procedura è il modo corretto per comunicare con l’INPS e prevenire un’eventuale assenza ingiustificata alla visita fiscale.
Quante Volte Si Possono Ricevere le Visite Fiscali?
Non c’è un limite massimo al numero di visite fiscali che puoi ricevere. L’azienda ha la facoltà di richiedere più controlli, e anche l’INPS può disporre verifiche ripetute.
Ciò significa che non puoi stare tranquillo dopo aver ricevuto un primo controllo, anche se eri presente al tuo domicilio. Nulla vieta che il datore di lavoro, o l’INPS stesso, decida di verificare ulteriormente il tuo stato di salute con controlli ripetuti durante il periodo di malattia. Questa prassi è dimostrata anche da casi concreti, come quello recente di una dipendente dell’AST di Ascoli Piceno che, a fronte di un certificato di malattia di 5 giorni, ha ricevuto ben quattro visite fiscali in quel breve periodo, tutte richieste dal datore di lavoro. Questo evidenzia la possibilità di controlli multipli .
L’Abuso di Visite Fiscali Costituisce Mobbing?
L’azienda ha il diritto di richiedere le visite fiscali, ma questo potere non le permette di vessare un dipendente con un numero eccessivo e ingiustificato di controlli. Un comportamento del genere può infatti essere configurato come mobbing.
La Corte d’Appello di Bari, in una sentenza del 2022, si è espressa chiaramente su un caso che vedeva 12 visite fiscali in soli 3 mesi, praticamente una a settimana. Secondo i giudici, anche se la richiesta di visita fiscale è un diritto del datore di lavoro, un tale atteggiamento può assumere i connotati di una condotta vessatoria e persecutoria, capace di arrecare danno all’integrità psicofisica del dipendente.
Quanto Costa la Visita Fiscale al Datore di Lavoro?
Tra le opzioni disponibili, il datore di lavoro può richiedere una visita fiscale. Tuttavia, inviare un medico per verificare la compatibilità della malattia con il certificato non è gratuito per l’azienda. Il datore di lavoro deve inoltrare la richiesta all’INPS in via telematica, affinché l’Istituto proceda con il controllo all’indirizzo di reperibilità che hai comunicato.
Il costo, che è a carico dell’azienda, ammonta a €41,67 per una visita domiciliare in giorno feriale e a €52,82 per una visita domiciliare in giorno festivo. Se la visita di controllo non può essere eseguita a causa della tua assenza da casa, gli importi dovuti sono inferiori.


